Esiste un periodo perfetto per iniziare a togliere il pannolino? È giusto aspettare dei “segnali” dal nostro bambino? A queste e molti altri dubbi risponde Diana Dalle Molle, esperta di Educazione al Vasino ed Elimination Comunication.

Svezzamento da pannolino e tendenza attuali

Ancor oggi la maggior parte di pediatri e operatori  d’infanzia suggeriscono di attendere fino ai due anni, due anni e mezzo, prima di iniziare ad introdurre l’uso del vasino e svezzare dal pannolino.

L’età media in cui i genitori tolgono il pannolino e introducono l’uso del vasino è aumentata considerevolmente negli ultimi sessant’anni, e oggi non è raro vedere bambini che a tre anni e anche più dipendono ancora dal pannolino.

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È possibile vivere con serenità lo svezzamento da pannolino, senza ritardarlo troppo.

Gli studi più recenti ci informano di un aumento dei casi di enuresi e stipsi nei bambini, e alcuni studiosi sostengono vi sia una correlazione tra questo fenomeno e la tendenza a svezzare dal pannolino in età sempre più avanzata. Ne ho parlato qui.

Attendere i segnali di “prontezza”

Il concetto di “prontezza” venne introdotto da pediatri tra i quali Benjamin Spock e T. Berry Brazelton negli anni Sessanta del secolo scorso (Brazelton et al, 1999).

Sulla base di questa teoria dovrebbero essere non i genitori ma i bambini a “guidare” nel processo. Questo approccio centrato sul bambino ha avuto nell’ultimo mezzo secolo un grande seguito, e molti autori hanno individuato dei “segnali” che dovrebbero indicarci, appunto, la “prontezza” dei bambini (anche definiti “marcatori di prontezza”).

Vediamo quali sono i principali secondo le indicazioni pubblicate dall’American Academy of Pediatrics (2006):

• la tua bambina/o si mantiene asciutta/o per almeno due ore alla volta durante il giorno o è asciutta/o al risveglio dal sonnellino

• i suoi ritmi intestinali diventano regolari e prevedibili

• espressioni del viso, corporee, o parole rivelano che sta per urinare/defecare

• riesce a seguire istruzioni semplici

• sa camminare verso e dal bagno e aiuta quando lo si sveste

• sembra infastidita/o quando il pannolino è sporco e vuole essere cambiata/o

• chiede di usare il vasino o il water

• chiede di usare indumenti intimi “da grande”

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Lo studio a supporto di questa teoria

Crediamo che il contesto e le modalità in cui venne effettuato lo studio su cui si basa questa teoria meriti un’attenta riflessione.

Diversi autori hanno nel tempo riportato l’attenzione e invitato ad osservare quanto segue:

1)  Lo studio in questione fu condotto su un campione di appena 1171 bambini e basato su presupposti fuorvianti:

i genitori infatti dovevano indicare a quale età i loro bambini avessero presentato i cosiddetti marcatori di prontezza, come mostrare interesse per il bagno, la capacità di vestirsi e svestirsi, la capacità di parlare con frasi complete e la volontà di imparare ad usare il vasino, senza che fosse stata offerta loro in precedenza alcuna opportunità di familiarizzare in modo esperienziale con l’uso stesso del vasino (Monrocher-Zaffarano, 2006).

2) La teoria stessa fu pubblicata pochi anni dopo che l’introduzione dei pannolini usa e getta sul mercato si era rivelata un flop anche commerciale. All’epoca Brazelton era un medico alle dipendenze della Pampers. Il suo studio fu pubblicato su una rivista finanziata dalla Procter & Gamble (proprietaria della Pampers). Alcuni autori sostengono che la sua teoria fosse stata usata come intelligente stratagemma di marketing per incoraggiare i genitori a consumare pannolini usa e getta e a farlo più a lungo.

3) Ad oggi non esistono evidenze scientifiche a sostegno di questa teoria, in particolare che provino in alcun modo che attendere i sopra citati “segnali di prontezza” abbia effettivamente un beneficio per la salute del bambino.

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Il passaggio al vasino può essere fatto molto prima di quanto si creda comunemente.

Riconoscere le reali competenze del bambino e della bambina

Pur riconoscendo a Brazelton l’intenzione di sostituire il precedente approccio centrato sui genitori con un “approccio centrato sul bambino“, non possiamo non notare che la modalità di osservazione è basata esclusivamente su parametri cognitivi e funzionali di comunicazione, propri dell’adulto, tralasciando la possibilità di considerare, sin dalla nascita, le competenze, la consapevolezza dei processi oltre che la sua straordinaria capacità e ricchezza espressiva, emotiva, fisica e di relazione.

Inoltre, sappiamo oggi che il bambino può effettivamente collaborare nei processi di eliminazione se chi si occupa di lui osserva e riconosce i suoi segnali e i suoi ritmi naturali e lo accompagna a soddisfare tali bisogni riconoscendo e preservando la sua consapevolezza e il suo istinto a comunicare.

Infine concordiamo sicuramente che dovrebbero essere non i genitori ma i bambini a “guidare” il processo secondo il proprio istinto e ritmo individuale.

Tuttavia qualcosa non torna nella pratica proposta da Brazelton e seguaci.

Perché, in questo approccio cosiddetto “centrato sul bambino”, non accade quello che ragionevolmente ci aspetteremmo? Ovvero, che chi si prende cura del bambino, mettendosi in “ascolto” in modo attivo e consapevole, si renda disponibile nel processo ad accompagnare il neonato ad apprendere e a conoscere gradualmente il proprio corpo.

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Positive joyful mom playing with baby daughter in bed. Mother and little child staying at home. Child care or quarantine concept

Perché invece accade che resti passivamente in attesa fino a che i bambini manifestino i segnali di “prontezza” dimostrandosi solo così all’altezza di poter iniziare lo svezzamento da pannolino?

Scegliere di praticare Elimination Communication intraprendendo il percorso già alla nascita o comunque nel primo anno e mezzo di vita, rappresenta la possibilità di  riconoscere, comprendere e infine rispondere in modo spontaneo ai bisogni di eliminazione dell’infante, proprio come si fa con i bisogni di nutrimento, riposo, contatto, anch’essi espressi in modo chiaro dal neonato da subito, di certo non a parole… e senza nessuna attesa o aspettativa di prontezza da parte di chi se ne prende cura.

Scegliere di praticare Educazione al Vasino  dai 18 mesi significa scegliere quegli stessi valori che animano il percorso di Elimination Communication per accompagnare e guidare, in modo gentile e rispettoso, a recuperare la consapevolezza dei bisogni fisiologici di eliminazione e apprendere l’uso del vasino, onorando le competenze e l’unicità di ogni bambina/o. 

– T.B. Brazelton, E.R. Christophersen, A.C. Frauman, P.A. Gorski, J.M. Poole, A.C. Stadtler, C.L. Wright, 1999, Instruction, timeliness, and medical influences affecting toilet training. Pediatrics, 103: 1353-1358

– American Academy of Pediatrics, Novembre 2006, Toilet training readiness American Academy of Pediatrics website

– Monrocher-Zaffarano S. (2006), La vita senza pannolini, l’igiene naturale del bambino

foto dell’articolo tratte da it.freepik.com

Per approfondire

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Diana Dalle Molle
Autore

Mi sono formata con Andrea Olson e sono attiva in Italia dal 2018 come prima Consulente certificata Go diaper free, con l’obiettivo di sensibilizzare, diffondere una corretta informazione e affiancare genitori e famiglie per Elimination Communication (0/18 mesi), e Educazione al Vasino (+18 mesi). Sono Counselor a mediazione espressiva, ho una laurea in Mediazione linguistica e culturale. Amo supportare i genitori verso una scelta che sia davvero correttamente informata e quindi libera. Sento preziosa l’esperienza di accompagnamento, il restare accanto ad ogni famiglia che lo desideri affinché trovi la propria strada trasformando le difficoltà in esperienza.

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