Come spesso accade, parlando di allattamento si usano le parole sbagliate. Infatti sgombriamo subito il campo dai malintesi: noi non parliamo di allattamento “in pubblico”, noi preferiamo chiamarlo allattamento alla luce del sole o “open air”. Non ci piace quel “in pubblico” che per chi non è del mestiere fa pensare ad una forma di esibizione. Di cosa poi non si sa visto che quando una donna allatta non si vede proprio nulla?

Mamma Sara simpaticamente affermava: “Si vedeva più seno nella mia scollatura del sabato sera quando era ragazza!”
Non ci sarebbe nulla da dire riguardo l’allattare in pubblico in una cultura “normale”, una cultura in cui l’allattamento è visto semplicemente per quello che è: l’atto di nutrire il proprio figlio.

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Quando un bambino è attaccato al seno, del seno, non si vede nulla 🙂

Il seno non è un oggetto!

Una cultura dove il seno non è un “oggetto” che aiuta a vendere e di esclusivo appannaggio sessuale. Ecco, questo forse è il problema maggiore… il seno ha perso il suo significato principale ed è stato sostituito nell’immaginario collettivo come parte del corpo della donna dedicata al piacere sessuale.
E proprio per questo se ne deve parlare addirittura il Ministero della Salute ha da poco fatto una simpatica pubblicità in tv per aiutare la comunità tutta a ricordare che una mamma che nutre il proprio figlio ha la libertà di farlo dove meglio crede ed ha il diritto di non ricevere occhiate o commenti che non siano di sostegno ed empatia.

Un video che dice una cosa ovvia: allattare “in pubblico” non dovrebbe scandalizzare proprio nessuno!


Chi per motivi personali è imbarazzato di fronte ad un cucciolo di uomo che si nutre del latte materno può sempre volgere lo sguardo da un’altra parte.

Non ci sarebbe nulla da dire riguardo l’allattamento all’aperto in una cultura “normale”, una cultura in cui l’allattamento è visto semplicemente per quello che è: l’atto di nutrire il proprio figlio.

I baby pit stop

Alcuni locali all’avanguardia proprio per contrastare questi atteggiamenti offre gratuitamente una bibita alla mamma che si ferma nel proprio locale ad allattare! Oppure alcuni gestori per palesare il loro sostegno
alle mamme che allattano allestiscono dei Baby Pit Stop, ovvero dei punti dove le mamme senza obbligo di acquisto possono cambiare e rifocillare i pargoli (molto utili in caso di pioggia o nelle giornate più fredde!).

Ecobaby tips

Ecobaby è un orgoglioso Baby Pit Stop in provincia di Pordenone. All’interno del nostro negozio l’allattamento è il benvenuto, con una poltrona, dei cuscini e un fasciatoio a disposizione. Non serve molto per rendere confortevole uno spazio per le mamme, speriamo che altri luoghi pubblici seguano il nostro esempio 🙂

Allattamento in pubblico: quali sono i pregiudizi?

Innanzitutto alcuni pensano che allattare dovrebbe essere un gesto intimo e riservato da svolgere tra le mura di casa. Possiamo capire ed essere d’accordo con questa visione sino a quando non abbiamo un bambino urlante che ha fame proprio nel mezzo della nostra passeggiata.

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Fonte CNN

L’allattamento, per funzionare, perché la madre produca sempre il latte necessario e non veda calare la produzione, molto spesso deve essere a richiesta, cioè non con orari e schemi rigidi. Questo fa si che non sempre sia facile prevedere quando il bambino chiederà di poppare. Inoltre tutti ormai sanno che al bambino sino ai sei mesi non si dovrebbe dare acqua e quindi in una calda giornata estiva perché non dovremmo dissetare il nostro bambino? E noi adulti non ci fermiamo mai a bere un caffè o mangiare un dolcetto mentre facciamo commissioni?

L’età del bambino influenza l’allattamento in pubblico?

Un altro aspetto è legato all’età del bambino. Quando si vede allattare un neonato od un bimbo di pochi mesi solitamente tutto fila liscio ma le cose cambiano se la mamma sta allattando un bimbo che cammina o parla! Qui entrano in campo pregiudizi più complessi tra cui il fatto che un toddler non dovrebbe poppare proprio, che forse quella mamma vuole lasciare crescere il bimbo oppure che il latte non ha più nutrimento ed è “acqua” e quindi inutile (nulla di più errato!).

il Ministero della Salute ha da poco fatto una simpatica pubblicità in tv per aiutare la comunità tutta a ricordare che una mamma che nutre il proprio figlio ha la libertà di farlo dove meglio crede ed ha il diritto di non ricevere occhiate o commenti che non siano di sostegno ed empatia.

Allattare dà libertà!

Uno degli aspetti che le mamme e le famiglie più apprezzano dell’allattamento è proprio la libertà che questo garantisce. Libertà di movimento e di relazioni sociali. La mamma che si sente libera di allattare nelle più svariate situazioni è una donna che può continuare a coltivare i suoi interessi e le sue amicizie e che non deve rinunciare ad una pizza al ristorante, che non deve salutare gli amici per chiudersi in macchina o in un bagno per allattare.

In America c’è una forte campagna mediatica che usa proprio foto di donne
sedute nei water ad allattare, per fortuna in Italia non siamo a questi livelli probabilmente anche grazie all’iconografia cattolica, le Madonne che allattano sono ovunque e lasciano a questo gesto ancora un’aria di
dolcezza materna.

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l’iconografia cattolica è ricca di riferimenti all’allattamento al seno. Recentemente anche Papa Francesco ha invitato le donne ad allattare in chiesa.


Negli ultimi anni sono approdati anche in Italia degli orribili “Burka da mamma”, ovvero delle “traverse” che coprono seno e… bambino! Per fortuna non sembrano prendere molto piede e la mamma che, per proprio
pudore, vuole coprirsi un po’ usa un semplice foulard.

L’imbarazzo nell’allattamento

Inizialmente alcune mamme possono sentirsi imbarazzate ed un po’ goffe ad allattare (non solo all’aperto!) ma con il tempo e la pratica diventerà un gesto naturale e semplice; occasioni di incontri di gruppo tra mamme possono essere una buona palestra dove fare pratica o, in mancanza, mettersi davanti ad uno specchio ci aiuterà a renderci conto che di seno, una volta attaccato il bambino, se ne vede ben poco specialmente se impariamo a vestirci “a strati”.

Conclusioni

In conclusione la donna che si sente libera di allattare ovunque, che non deve rinunciare alla sua vita sociale, che riceve sostegno ed incoraggiamento dalla società cui appartiene avrà certamente più
probabilità di allattare a lungo e di raggiungere uno degli obiettivi di salute tanto enunciati: “l’allattamento dovrebbe proseguire due anni ed oltre fino a che mamma e bambino lo desiderino”.
Se, al contrario, l’allattamento diventa una privazione, di libertà, nell’alimentazione, ecc. va da se che i nostri tassi di allattamento non potranno aumentare di molto!

foto dell’articolo da it.freepik.com

Valentina Gaggiato
Autore

Sono mamma di tre ragazzi: Gabriel, Gioele e Nina. Mi occupo di allattamento perché… non ho allattato il mio primo figlio nonostante lo desiderassi moltissimo. Non ho ricevuto sostegno e aiuto competente, ho allattato tre mesi con l’aggiunta e poi ho smesso. L’allattamento sereno e per lungo tempo degli altri figli mi ha immerso in un mondo nuovo e sono rimasta affascinata da come l’allattamento sia molto più che nutrire, di come potenzi le competenze genitoriali ed aiuti i bimbi ad esprimere tutto il loro potenziale psico-fisico-sociale. Per questo sono a disposizione per aiutare, ascoltare e comprendere ogni donna che desideri allattare (ma anche per quelle che consapevolmente decidono di ridurre o smettere). Sono consulente allattamento dal 2006 e nel 2009 mi certifico come IBCLC, da oltre 15 anni conduco corsi su allattamento, introduzione cibi complementari, sonno, ecc. modero gruppi di sostegno, formo mamme alla pari e operatori sanitari, sono docente del corso di formazione “Farmacia Amica dell’allattamento” del Melograno

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